L’Avvocato che assuma la funzione di Professionista Delegato alle operazioni di vendita nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare deve rispettare le regole della deontologia forense? L’interrogativo può sorgere qualora non si consideri la predetta funzione estranea qual esercizio dell’attività professionale. Tale profilo è stato esaminato dal Consiglio Nazionale Forense nell’ambito della sentenza n. 7 del […]
Un Avvocato chiede il pagamento di compensi nonostante l’ammissione della cliente al beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Oltre a ciò l’Avvocato ha chiesto che detti compensi venissero pagati in favore dei suoi due figli, anche loro Avvocati, seppure gli stessi non avessero mai svolto attività difensiva in favore della persona ammessa al beneficio
Il rapporto professionale che sorge e si svolge tra l’Avvocato e la persona ammessa al beneficio del patrocinio a spese dello Stato ha una sua peculiare disciplina sotto diversi profili. Si sa che l’Avvocato è libero di accettare o meno gli incarichi che gli vengano proposti, e in tal senso si esprime l’articolo 14 delle
La registrazione di una conversazione tra Avvocati ha rilievo deontologico? Nell’ambito delle disposizioni contenute nel Titolo III del Codice Deontologico Forense, che riguarda i “Rapporti tra Colleghi”, è collocata la disposizione del secondo comma dell’articolo 38 la quale prevede che “L’avvocato non deve registrare una conversazione telefonica con un collega; la registrazione nel corso di
La testimonianza dell’Avvocato è tema che periodicamente viene all’attenzione dei giudizi disciplinari e che suscita interesse. Se n’è occupato recentemente la sentenza assunta da Consiglio Nazionale Forense con il n. 360 in data 25 novembre 2025. La disposizione del Codice Deontologico Forense che regola la testimonianza dell’Avvocato è l’articolo 51 il quale, al suo primo
L’Avvocato che non paga i contributi dovuti a Cassa Forense, oltre alle conseguenze pecuniarie di tale inadempimento, incorre in violazione deontologica? Per rispondere a tale domanda deve rammentarsi, innanzi tutto, la previsione dell’articolo 16 del Codice Deontologico Forense, rubricato “Dovere di adempimento fiscale, previdenziale, assicurativo e contributivo”, che al suo primo comma stabilisce che “L’avvocato
Si pubblica, in calce, la comunicazione di data 16 febbraio 2026 del Consiglio Nazionale Forense ai Presidenti dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati dell’avvenuta modificazione, approvata in data 12 dicembre 2025, dell’articolo 25bis del Codice Deontologico Forense in materia di equo compenso. La modificazione entrerà in vigore in data 07 aprile 2026. https://www.consiglionazionaleforense.it/documents/20182/0/Comunicazione+ai+COA+-+Pubblicazione+GU+modifica+art.+25+bis+CDF.pdf/f04f9498-00e9-e83b-abeb-b1ee4d8595fa?t=1771258958167
Il tema della applicabilità del principio penalistico del ne bis in idem al procedimento disciplinare, anche in particolare di primo grado, è invero discusso. Sul punto il Consiglio Nazionale Forense, in conformità a precedenti anche di legittimità (v. esempio Cassazione Civile, SS.UU., 23.04.2021 n. 10852), si esprime nel senso che il “ne bis in idem”
È norma nota della deontologia forense quella dettata dall’articolo 46, al suo settimo comma, che impone all’avvocato di comunicare al collega avversario l’interruzione delle trattative stragiudiziali, nella prospettiva di dare inizio ad azioni giudiziarie. Ma che accade nel diverso caso in cui un avvocato intraprenda attività difensiva, in ipotesi stragiudiziale, in favore della parte assistita,
Il rapporto con il cliente e con la parte assistita è fondato sulla fiducia: questo è il dettato del secondo comma dell’articolo 11 del Codice Deontologico Forense. La fiducia è connotato essenziale del rapporto professionale che il difensore instaura con il cliente e, viepiù, con la parte assistita ed è, deve essere, reciproca, sì che
